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Retail Tech - AI nella GDO

Retail Tech 2026: AI, governance e tecnologie concrete per il futuro della GDO

L’intelligenza artificiale nella GDO è già sugli scaffali

Ci sono eventi che parlano di tecnologia. E poi ci sono momenti di confronto che aiutano un settore a leggere meglio il proprio futuro.

Come ci hanno raccontato Giorgio De Nardi e Paola Geretti, CEO della Joint Venture Aton GTN, RETAIL Tech 2026 | GDO edition è stato questo: una giornata dedicata alla Grande Distribuzione Organizzata in cui abbiamo riunito manager, C-Level, Innovation Manager, partner tecnologici ed esperti per confrontarci su come l’intelligenza artificiale, i dati e le tecnologie digitali stiano già entrando nei processi reali del retail.

A dare ritmo, profondità e visione al confronto è stata la guida di Armando Garosci, Direttore di Largo Consumo, che ha unito diversi punti di vista riportando il dialogo sulle priorità concrete delle aziende della GDO.
Non abbiamo parlato di AI come promessa astratta. Abbiamo parlato di punti vendita, supply chain, stock, sicurezza, persone, governance, incentivi e continuità operativa.

Nel retail e nella Grande Distribuzione Organizzata, l’intelligenza artificiale trova un terreno naturale di applicazione: grandi volumi di dati, catene logistiche complesse, gestione dinamica dei prezzi, previsione della domanda, monitoraggio delle scorte, ottimizzazione energetica, sicurezza e supporto agli operatori.

Oggi la vera domanda non è se l’intelligenza artificiale entrerà nella GDO, ma è: come possiamo governarla, integrarla e trasformarla in valore misurabile per le aziende retail? Il tutto con la consapevolezza che l’AI è uno strumento che crea valore solo quando viene progettata, integrata e governata con metodo.

Ne abbiamo parlato in questo evento realizzato in collaborazione con E.N.I.A., Fòrema, Largo Consumo (media partner), Zebra Technologies, Datalogic, SOTI (tech partner).

Da sperimentazione a scaling: la sfida per la GDO

Cuore dell’evento l’indagine “AI nella GDO” curata da Fòrema e E.N.I.A., promossa da Largo Consumo, commissionata da Aton e GTN su un campione di 70 primarie aziende del settore.
Insieme a Matteo Sinigaglia, Direttore Generale di Fòrema e Giulia Stefano, Product Prototyper di Aton, abbiamo analizzato in anteprima i risultati dell’indagine e ciò che emerge è una fotografia dove l’entusiasmo per le potenzialità della tecnologia convive con una marcata cautela organizzativa.

Il 68% dei rispondenti si dichiara immerso in fasi di esplorazione o di sperimentazione attiva, il 12% afferma di aver adottato l’AI con benefici concreti, l’1,4% di aver avviato lo “scaling”, ovvero l’adozione su scala industriale.

È qui che si gioca la partita più importante.
Nel retail moderno non basta far funzionare una soluzione in un singolo contesto. Occorre renderla replicabile, affidabile e sostenibile su reti composte da centinaia di punti vendita, sistemi informativi diversi, magazzini, personale sul campo, sedi centrali e partner esterni.

Lo scaling dell’AI nella GDO richiede architetture solide, dati di qualità, integrazione tra sistemi, competenze interne e governance. Senza questi elementi, il rischio è fermarsi a progetti pilota interessanti, ma incapaci di trasformare davvero le organizzazioni.

Governance dell’AI e AI Act

Un altro tema centrale di RETAIL Tech 2026 è stato il rapporto tra intelligenza artificiale, governance e compliance.

Con Valeria Lazzaroli, Presidente di Fondazione E.N.I.A., abbiamo affrontato il tema dell’AI nel retail non solo come leva tecnologica, ma come trasformazione che richiede consapevolezza, responsabilità e una cornice regolatoria chiara.

L’AI non introduce solo nuove opportunità operative. Introduce anche nuovi profili di rischio legati ai dati, alla trasparenza, alla sicurezza, alla responsabilità delle decisioni, alla qualità degli output e alla conformità normativa.
Con l’AI Act, questi aspetti diventano ancora più rilevanti per le aziende della GDO. Non si tratta solo di adottare nuove tecnologie, ma di costruire assetti organizzativi capaci di governarne gli effetti.

La governance dell’AI non deve essere vista come un freno all’innovazione. Al contrario, è ciò che permette all’innovazione di crescere in modo sicuro, sostenibile e scalabile.

Il punto vendita, banco di prova dell’innovazione

Nel retail, il punto vendita è il luogo in cui ogni tecnologia deve dimostrare la propria efficacia: supportare operatori e clienti, garantire continuità operativa e semplificare processi complessi.

Durante RETAIL Tech 2026, con Enzo Tumminaro di Zebra Technologies, abbiamo approfondito il ruolo delle tecnologie emergenti per il personale sul campo, dall’AI generativa e predittiva alla machine vision, fino a body cam, robotica, sistemi mobile e data capture avanzato, come strumenti per aumentare efficienza e sicurezza negli store.

Con Rosario Casillo di Datalogic, abbiamo poi affrontato il tema della loss prevention, evidenziando come l’AI e i sistemi avanzati di data capture possano aiutare a prevenire perdite, identificare anomalie e migliorare la visibilità sulle operazioni.

Il punto non è introdurre tecnologia per stupire, ma renderla un’alleata concreta del punto vendita: affidabile, integrata nei processi e capace di ridurre complessità.

AI scalabile: competenze e cambio di mindset

Un altro messaggio emerso con forza riguarda il capitale umano.

La trasformazione digitale della GDO non può essere affrontata solo attraverso investimenti tecnologici. Servono competenze, formazione, cultura del dato e capacità di ridisegnare i processi.

Molte resistenze all’adozione dell’AI nascono dalla difficoltà di comprendere la tecnologia, governarla e inserirla nel lavoro quotidiano.

Serve formazione continua per i team IT, ma anche per tutte le funzioni coinvolte: direzione, operation, store manager, personale di punto vendita, logistica, marketing, vendite, customer service e funzioni di controllo.

L’AI può liberare le persone da attività ripetitive, supportarle nelle decisioni e permettere loro di concentrarsi su attività a maggiore valore.

Per Antonio Capodieci, Esperto Transizione Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e Docente di Sistemi Informativi all’ Università del Salento, la trasformazione digitale è un imperativo strategico, ma per farla serve un cambio di mindset.

Tema centrale anche dell’intervento di Andrea Benedetti, Sr Solution Engineer Data & AI, Microsoft Italia. L’intelligenza artificiale non produce valore solo perché viene introdotta in azienda. Produce valore quando cambia il modo in cui le organizzazioni lavorano, decidono, misurano e reagiscono.
Per questo il tema non è soltanto tecnologico, ma manageriale. L’AI impone di ripensare processi interni, modelli decisionali e modalità operative.

Dati, interoperabilità e processi: le fondamenta dell’AI nel Retail

Senza dati affidabili, interoperabili e accessibili, l’AI rischia di produrre risultati deboli, frammentati o non realmente utilizzabili.

La GDO è uno degli ambienti più complessi da questo punto di vista. Ogni giorno convivono dati di vendita, dati di stock, dati logistici, dati di prodotto, dati promozionali, dati energetici, dati di customer service e informazioni provenienti da sistemi diversi.

La sfida è trasformare questa complessità in una base informativa coerente.
Per questo, come abbiamo visto con Piero Pescangegno, COO di Aton, servono architetture API-first, integrazione tra piattaforme, standard condivisi e una visione end-to-end dei processi. Solo così l’AI può passare dall’essere un esperimento isolato a diventare un supporto quotidiano alle decisioni.

Dai codici a barre all'Agentic Shopping

L’evoluzione verso l’Agentic Commerce sta cambiando il modo in cui i prodotti vengono scoperti, confrontati e acquistati: sempre più spesso saranno agenti AI e sistemi automatizzati a prendere decisioni sulla base delle informazioni disponibili.

In questo scenario, Andrea Ausili, CIO Standards & Innovation Director GS1 ci ha illustrato come GTIN, GS1 Digital Link e GS1 Web Vocabulary consentono di trasformare i dati di prodotto in informazioni strutturate, interoperabili e leggibili dalle macchine.
Ingredienti, allergeni, certificazioni, dati nutrizionali e informazioni di sostenibilità diventano così accessibili a marketplace, motori di ricerca e agenti AI, migliorando visibilità, compliance e affidabilità. Un percorso che permette alle aziende di prepararsi ai nuovi ecosistemi digitali in cui si formeranno le decisioni d’acquisto.

La migrazione dai codici a barre tradizionali ai nuovi codici 2D apre nuove possibilità per la gestione delle informazioni di prodotto, la tracciabilità, la relazione con il consumatore, la sicurezza e l’efficienza dei processi.
Anche in questo caso, la tecnologia è solo una parte della trasformazione. La vera sfida sarà integrare nuovi standard, processi e strumenti in modo semplice, scalabile e coerente con l’operatività dei punti vendita.

Incentivi e investimenti: finanziare l’innovazione con una visione industriale

RETAIL Tech 2026 ha dedicato spazio anche alle leve fiscali e agli strumenti a supporto degli investimenti tecnologici.
Con Francesca Rossetto, Smart Factory Manager di Fòrema, abbiamo analizzato tre casi di applicazione concreta nel retail: logistica, demand forecasting e AI, loss prevention. Esempi che mostrano come gli investimenti in innovazione possano generare ritorni misurabili, arrivando, nel caso della logistica, a un recupero di circa 43% dell’investimento.

Insieme abbiamo approfondito le novità della legge sull’iperammortamento e gli step del percorso completo, dalla lettura dell’opportunità fino alla corretta impostazione del progetto, della documentazione e della misurazione dei risultati.

Gli incentivi possono rappresentare un abilitatore importante, ma funzionano davvero solo quando sono collegati a una strategia chiara. L’innovazione nella GDO deve quindi essere letta come un percorso industriale, non come una somma di progetti separati.

L'esperienza di Crai Secom e DMO

Il confronto si è chiuso con una tavola rotonda strategica moderata da Armando Garosci, con la partecipazione di Giorgio De Nardi e due testimoni d’eccezione: Alessandro Buoso di CRAI Secom, Damiano Paggiaro di DMO.

È stato un momento importante per confrontarsi con chi ogni giorno si trova ad affrontare le sfide del mercato e della trasformazione digitale, riportando i temi della giornata dentro le priorità concrete delle aziende retail: come conciliare standardizzazione tecnologica e autonomia dei punti vendita? Come trasformare l’AI in uno strumento utile per le operation? Come costruire processi più veloci, integrati e misurabili?

La tavola rotonda ha confermato che la GDO è pronta a discutere di AI, ma chiede soluzioni concrete, sostenibili e realmente integrabili nei propri modelli organizzativi.

Una community per costruire il futuro del Retail

Crediamo che il futuro della GDO non possa essere costruito a silos. Servono alleanze, competenze condivise, casi concreti, confronto tra retailer, partner tecnologici, esperti di AI, istituzioni e mondo della formazione.

La trasformazione digitale del retail richiede una community fatta di professionisti dell’innovazione, .Tech Hubber che vogliono condividere esperienze, leggere i cambiamenti e trasformare l’innovazione in valore reale.

Per questo continueremo a promuovere occasioni di dialogo dedicate al Retail, con l’obiettivo di accompagnare le aziende in un percorso di adozione tecnologica più maturo, responsabile e orientato ai risultati.

Iscriviti alla community per ricevere insight, contenuti e aggiornamenti dedicati al futuro del retail.

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